Osteopatia e coaching: il valore del volontariato nella relazione con le persone ai margini del mondo!

scritto da Angela Paladino

Foto di Debora Iacoangeli

“E’ stata una giornata speciale per me, qui alla nostra casa, alla Liberi Nantes”

Racconta Aicha, una delle donne del progetto Europeo S(up)port Refugees Integration con una vocina di chi ha appena trovato un piccolo rimedio al dolore, appena finita la seduta di coaching, che si è tenuta dopo il trattamento osteopatico.

Oggi Aicha ha pianto tanto nel fluire di un giorno anonimo e senza che noi lo sapessimo. Arriva al campo XXV Aprile con un viso scavato dal ruvido delle lacrime, ma mantiene ancora il segreto finchè le copro gli occhi e l’accompagno abbracciandola nello spogliatoio dove Ilaria e Daniele ( gli osteopati di Esaudire) hanno preparato la sala. Oggi c’è il lettino per i trattamenti e accanto un tavolo che diventa altro lettino…

Le scopro gli occhi e le raccontiamo a cosa serve quel setting, cos’è l’Osteopatia e che è il suo REGALO! Lei nasconde il viso tra il mio petto e il mio braccio e mi dice che ha pianto tutto il giorno, chiedendoci come mai noi “ l’avessimo sentito” e che è per lei un dono enorme.  Si lascia trattare da Ilaria. E’ tempo di Ramadan e preferisce le mani di una donna. Il suo corpo è vittima e ricordo di violenza, ma è anche voglia di scoperta, di cura e veicolo di emozioni. Le lascia trasparire con una forza flebile di una vita ammaccata e martoriata dal dolore, ma con la tenacia dei piedi che calciano e delle mani nel gioco del touch rugby. Per un po’ di tempo dal suo arrivo, la paura l’ha costretta in un angolo, impegnata solo nelle questioni burocratiche della sua domanda di protezione. Mente e corpo vivevano una scissione profonda e mai avrebbe creduto di poter chiamare a ricognizione il suo corpo tanto da liberarlo in uno spazio di cura, di gioco, di ascolto profondo della propria anima. Ha iniziato credendo di non riuscire neppure a muoverle le gambe sul terreno di gioco per capire che per  “giocare” non servono due gambe scattanti, ma il desiderio di farlo. Aicha lo racconta” io gioco con il cuore e non con i piedi”.

Riprendere in mano la sua vita e raccontarla in audizione in Commissione per il riconoscimento della protezione internazionale  è stato profondamente difficile, ma anche  liberatorio. Aicha è una donna libera, di quella libertà che non impari a scuola, nei collettivi, ma quella che senti provenire dal profondo del tuo essere e che motiva la fuga da un Paese che ti voleva subordinata ad ogni decisione di un potere maschile e autoritario, che ti vede stringere i denti e raccontare alle altre donne che la LIBERTA’ è di ogni donna, vicina o lontana, consapevole o no.

Il suo modo contenuto ma potente di stare al mondo “tocca” e risveglia! E’ meraviglioso assistere al suo incontrare e superare i ricordi, quando ci mostra le foto scattate subito dopo l’aggressione avvenuta per mano dei cugini e del fratello. Aicha a causa delle botte prese ora non riesce nemmeno ad aprire la bocca come dovrebbe, oltre ai numerosi problemi sparsi sul corpo.

Per riprendere fiato e lucidità ci aiuta osservare una foto di prima che subisse violenza. Aicha la guarda e sorride solo con gli occhi,  velati di malinconia.

Nell’ intervista dopo la seduta di coaching ( con Flavia e Daria, le coach dell’Ass. Esaudire) chiede scusa per aver pianto e noi ci preoccupiamo di darle percezione di quanto sia importante farlo e lasciare che dialoghino le emozioni “dentro”. Prima di approdare alla LN non aveva mai parlato con nessuno del suo problema, perché fa troppo male.
Aicha non è solo il dolore che porta.
Aicha non è solo un corpo segnato dalla violenza.
Con un viso che ha rilassato le rughe del pianto…sembra che lo dica a noi, ma credo lo dica a se stessa, dichiara “ posso essere la donna forte che sono, posso fare le cose che mi piacciono”.

È una sera di primavera, il clima è piacevole, il campo XXV Aprile ci guarda e custodisce la bellezza di quanto è accaduto.
Aicha ha ricordato a se stessa chi è Aicha.

Angela

Categorie: Esaudire

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