“Dedicato a chi resta perché sceglie di restare …dedicato a chi torna perché sceglie di tornare. Dedicato a chi guarda casa sua con la meraviglia del forestiero. Dedicato a chi da lontano non la perde di vista”.

Giornata del Migrante e del Rifugiato

Negli Upanishad (testi canonici dell’induismo), il mantra atithi devo bhava («l’ospite è come Dio») esprime l’importanza fondamentale dell’ospitalità nella cultura hindu. Nel Dharma, o legge hindu, sono centrali i valori di karuna (compassione), ahimsa (non violenza verso tutti) e seva (volontà di servire lo straniero e l’ospite sconosciuto). Offrire cibo e ospitalità allo straniero bisognoso era un dovere tradizionale di un padrone di casa e lo è ancora per molti. In modo più ampio, il concetto di Dharma comprende il compito di fare il proprio dovere, che include un obbligo verso la comunità il quale deve essere realizzato rispettando valori come la non violenza e il servizio disinteressato per il bene comune.

Nel buddhismo il Tripitaka sottolinea l’importanza di coltivare quattro stati della mente: metta (affettuosa amabilità), muditha (gioia empatica), upekkha (equanimità) e karuna (compassione). Ci sono molte tradizioni diverse nel buddhismo, ma il concetto di karuna è un precetto fondamentale in tutte. Comprende le qualità di tolleranza, non discriminazione, inclusione ed empatia per le sofferenze altrui, che riflette il ruolo centrale che la compassione ha in altre religioni.

Nella Torah (gli insegnamenti e le prescrizioni impartiti da Mosè al popolo di Israele e contenuti nel Pentateuco) ci sono trentasei riferimenti all’onorare lo «straniero». Il libro del Levitico contiene una delle affermazioni più importanti della fede ebraica: «Il forestiero dimorante fra di voi lo tratterete come colui che è nato fra di voi; tu l’amerai come te stesso perché anche voi siete stati forestieri nel paese d’Egitto» (Lev 19,34). E ancora, la Torah comanda «non opprimerai il forestiero: anche voi conoscete la vita del forestiero, perché siete stati forestieri nel paese d’Egitto» (Es 23,9). Non commetterete ingiustizie nei giudizi, né  con le misure di lunghezza, né coi pesi, né con le misure di capacità”

Nel Vangelo di Matteo: «Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato» (Mt 25,35). E nella Lettera agli Ebrei leggiamo: «Perseverate nell’amore fraterno. Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo» (Eb 13,1-2).

Quando il profeta Maometto fuggì dalla persecuzione alla Mecca cercò rifugio a Medina, dove fu accolto con ospitalità. La jijrah (migrazione) del Profeta simboleggia il movimento da terre di oppressione, e il trattamento ospitale incarna il modello islamico di protezione dei rifugiati. Il Corano sollecita la protezione del richiedente asilo, o al-mustamin, che sia musulmano o meno, la cui sicurezza è irrevocabilmente garantita sotto l’istituzione dell’aman (il fornire sicurezza e protezione). Come indica la sura Al anfál, «quelli che hanno dato loro asilo e soccorso, loro sono i veri credenti: avranno il perdono e generosa ricompensa» (8:74).

La chiamata ad «accogliere lo straniero», attraverso la protezione e l’ospitalità, e ad onorare lo straniero è profondamente radicata in tutte le principali religioni.

Tutti siamo considerati «stranieri» da qualche parte! Quanti di noi vivono nella città in cui sono nati?

Con Esaudire  vogliamo onorare, con la nostra mission, la giornata del migrante e del rifugiato.  Attraverso il progetto “ Accompagnarsi”( il servizio è pensato per  attivare un certo numero di richiedenti asilo e titolari di Protezione Internazionale che vivono nei centri di accoglienza nell’accompagnamento di persone senza dimora ospitate nei centri di accoglienza notturna per il disbrigo di pratiche sociali) intendiamo supportare i Rifugiati e i Richiedenti asilo ad appropriarsi del tempo, a riprendere possesso della propria soggettività attraverso l’incontro, l’utilità sociale e la condivisione con uomini e donne senza dimora….per tracciare insieme traiettorie biografiche, alla riconquista della propria storia, dopo un periodo di deprivazione.

Intendiamo elaborare insieme le dinamiche del “percorso”, decodificando i ruoli: l’assistente e l’assistito…colui che accompagna e chi è accompagnato…e poi invertirli. Vogliamo provare a capire lo straniero e non a classificarlo solo sulla base dei rischi percepiti a saperlo parte della comunità.

Esaudire vuole fare la propria parte nell’attivismo al cambiamento, per ridurre le disuguaglianze sociali, per non invisibilizzare storie di vita e  per promuovere un FARE INSIEME .

Che Esaudire, i suoi volontari, le persone con cui facciamo un pezzo di strada…diventino lo strumento per accogliere una responsabilizzazione nuova nei confronti di questa grande risorsa che è la soggettività in movimento.

Angela Paladino


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