di @deboaraiacoangeli

Iniziamo ad ordinare i premi della tombola all’estremità di una sala semivuota. La mia ansia recondita comincia a far capolino all’idea che possa non venire nessuno. Ma il tempo di sistemare i pacchetti ed eccoli lì, invece, sbucare silenziosamente da chissà dove e prendere posto in maniera timida e sospettosa tra i tavoli bianchi. Sostanzialmente in fila sparsa per una fetta di panettone.

Quest’anno non avevo praticamente mai giocato a tombola. Me ne sono resa conto solo in quel momento, sedendomi accanto ad una smilzetta signora di una certa età, dalla voce flebile ed un ardire incontinente, con la speranza di portarle fortuna.

Non ho mai vinto nulla!

Ma questa volta ci penso io! Mi sbilancio confidando nella buona sorte e facendo un rapido calcolo delle probabilità tutt’altro che scientifico.

E così, in maniera impacciata (forse varrà solo per me?), ci accomodiamo.

Stento a capire cosa mi dice con la sua vocina piccola in una stanza non più deserta; ma basta poco tempo per capire quanto sia più sveglia di me e come i numeri li veda bene eccome! Iniziamo e, neanche a dirlo, fatichiamo a coprire le caselle con quel pezzetto di buccia di mandarino sminuzzato per l’occasione.

Non ho mai vinto nulla! Tranquilla che oggi ti porto fortuna io!

AMBO! Gridano dall’altra parte della stanza…

La signora dietro di noi si lamenta nervosa. Strilliamo continuamente e tutto si sente fuorchè i numeri della tombola. Cerco di rabbonirla con un sorriso gentile… decisamente invano. Torno, speranzosa, alla mia ricerca sulle cartelle circostanti.

TERNO! La vecchietta in prima fila.

Ed ecco che, ad un certo punto, inizi a vedere i primi sorrisi. Certo, non mancano smorfie di disapprovazione ed imprecazioni! Ma anche i primi sorrisi… ed è un’esperienza sconcertante. Come tutti i visi si trasformano sorridendo ma sul volto di una persona senza dimora, stupidamente, ti sorprende. Ti sorprende perché, inevitabilmente, porta con sé un velo d’amarezza e molto spesso un segno chiaro ed evidente delle più intime difficoltà, come una piccola spia luminosa sempre accesa a ricordarlo: una costellazione di carie, un pieno-vuoto-vuoto-pieno-vuoto, un intreccio di pochi superstiti solitari, una mappa rossastra di gengive infiammate.

QUATERNA!

La signora al primo banco continua a vincere premi che non ha neanche intenzione di scartare. Lei è qui per il panettone e vorrebbe farne una bella scorta. Che la “fortuna” la stia baciando in questo momento le sembra, giustamente, un evento irrisorio rispetto alla possibilità di mangiare.

CINQUINA!

L’omone sardo sulla sedia a rotelle continua a non vincere nulla ma solleva le spalle sorridendomi ogni volta che copro un numero della cartella che a lui era sfuggito. Sembra timido e buono ma non ho il coraggio di chiedergli nulla della sua storia.

Il signore brizzolato che al primo giro ci stava di fronte, invece, ha preferito cambiare posto. Schivo e silenzioso. Sono riuscita a scucirgli un paio di mugolii d’assenso ed un sorriso grottesco sfuggitogli per sbaglio. Gli grido qualcosa anche da lontano, in direzione del suo nuovo angoletto decisamente più riservato, ma ricevuto il solito cenno sbrigativo lo lascio definitivamente in pace.

TOMBOLA!

La mia compagna di banco mi ripete che non vince mai niente. Non so come ribattere. E nemmeno il piccolo premio di consolazione per i non vincitori mi aiuta a sostenere con dignità il mio ruolo fallimentare di portafortuna.

Mancano pochi minuti alle 18 e bisogna mettere tutto via. Tra poco apre la mensa e la tombola appena conclusa sembra non essere più neanche un ricordo.

Mi chiedo cosa mai potremmo “esaudire” in questo modo, pensando a come il destino di queste persone non sia, di certo, cambiato dopo questo pomeriggio.

Ma Esaudire non è la lampada di Aladino per cui basta un poco di olio di gomito per realizzare i desideri di successo ed essere felice.

Esaudire è piccola ed idealista. Pensa in grande partendo da timidi piccoli passi.

Qualche ora di distrazione.

Uno sguardo scomodo verso questi fantomatici invisibili.

Un rientro anticipato dal freddo dell’inverno.

Un moto di vergogna per noi stessi, che ci sentiamo sempre tanto sfortunati.

Una merenda.

Un abbraccio.

Un pomeriggio insieme.

Categorie: Eventi

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